lunedì 15 ottobre 2018

I negozi di dischi

Quand’ero piccolo, ma veramente piccolo, sentivo le mie prime canzoni alla radio, memorizzavo i titoli di quelle che mi piacevano e non li dimenticavo più. Poi, andando in giro tenendo la mano alla mamma, m'incantavo quando trovavo negozi con in vetrina le copertine dei 45 giri; spesso riuscivo a dare un volto a interpreti sconosciuti. Li trovavo nei posti più impensati; al mare, per esempio, erano esposti dal fotografo, in campagna dall'elettricista. Ricordo ancora quando nella letterina di Natale inclusi per la prima volta dei 45 giri (erano Get Back, Paranoid, Green River e Black Night e li ho ancora); non avevo nemmeno il mangiadischi e dovevo sentirli nello stereo a mobiletto che in casa era adibito alla sola musica classica; spostare la levetta da 33 a 45 era una mia esclusiva e le prime volte era un po’ dura. Poi venne il tempo degli LP e tutto cambiò; entravo nei negozi da solo; non mi limitavo più a chiedere un titolo, ma cominciavo autonomamente a scartabellare negli espositori, passando, nel tempo, dalle copertine semplici con la busta interna agli album che si aprivano coi testi in bella vista. 
Adesso della musica si può disporre facilmente, in tanti modi; la sua offerta è aumentata a dismisura;  molte cose sono cambiate, solo una è rimasta immutata nel tempo: il piacere di entrare in un negozio di dischi. Quando sono nel mio preferito o in un altro scoperto per caso in altre città o all'estero, mi sembra di trovami in un posto magico; se poi riesco a individuare qualcosa da portare con me esco con la stessa sensazione che non mi ha mai abbandonato dal giorno che, tredicenne, sono tornato a casa con il primo 33 giri della mia vita in mano: sapere che nella stanza dove sentirò la musica ci sarà una nuova navicella spaziale che mi porterà lontano dal pianeta terra. 

1 commento:

  1. Questo racconto, qui leggermente modificato, lo scrissi per il Record Store Day 2009 di Disco Club (www.discoclub65.it)

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