lunedì 17 dicembre 2018

PopOff

Da ragazzo nelle sere d’estate salivo in terrazzo con la radio a transistor; era bella e si sentiva bene. Accendevo e sentivo: “Sono le ventuno e ventinove, state per ascoltare un’ora di sana e solida musica rock nella calda notte europea”… Mi mettevo su una sdraio, di quelle con le strisce di plastica, e pensavo al mio futuro. Se c’era la luna, però, mi distraevo.


lunedì 10 dicembre 2018

Che tempo fa

Ding dang dang! Ding dang dangMentre canticchio, a ogni ding chino la testa dal lato sinistro; alzo così lo sguardo dal finestrino e lo punto sul cielo nero: piove a tutto spiano; il nastro si snoda spandendo nell'auto la solita accurata selezione; ogni volta che devo immettermi in qualche strada verso il centro, aspettando qualcuno che ceda cortesemente il passo, guardo sfilare volti ancora semiaddormentati; quando è il caso, alzo un braccio per ringraziare. I negozi  che sfilano ai lati sono ancora chiusi: le uniche luci vengono dai bar; la spremuta della colazione arrossisce ancora di più. Quando rasento le edicole cerco di leggere le locandine. Gli studenti, al solito, attraversano fuori dalle strisce. Vado a parcheggiare in un viale vicino all'ufficio, poi faccio un breve tratto a piedi, sempre insufficiente a prepararmi alla giornata. Cerco di allungarlo fermandomi dal giornalaio: scorro le notizie in prima pagina; intanto ha smesso di piovere; canticchio Ding dang deng dang! Ding dang deng dang! E' proprio cambiato il tempo.

lunedì 3 dicembre 2018

Chi mi vendette cose (e le vendette)

Ognuno ha i propri negozi preferiti; alcuni cambiano nel tempo per l’età che avanza o per le innovazioni tecnologiche che subentrano; difficilmente solo per un mutamento di gusti. Per quanto mi riguarda, da bambino i negozi di giocattoli erano ovviamente al primo posto; poi c’erano quelli di cancelleria, le edicole e le pasticcerie; nel mio secondo decennio irruppero le librerie e i negozi di dischi, destinati entrambi a rimanere a lungo in vetta alla classifica di gradimento. Ultimamente mi sono chiesto se ci sia un tipo di attività commerciale che abbia attraversato indenne tutta la mia vita e che continui ad attrarmi senza segni di cedimento; certo libri, dischi, articoli di cancelleria o da disegno, e persino i giocattoli, spostano tuttora il mio sguardo verso le vetrine; anche le edicole sono ancora un punto di riferimento, peccato che continuino a sparire troppo alla svelta; comunque, pensandoci bene, devo ammettere che c’è qualcos’altro che mi ha sempre affascinato e che continua a farlo: sono le rivendite di automobili. La cosa sorprendente però è che il grado d’intensità varia secondo il tipo; quelle di auto nuove, incredibilmente, sono all’ultimo posto; a loro preferisco senza dubbio quelle di auto usate, meglio ancora se con le scritte in bianco sul parabrezza a indicare il prezzo o, come accadeva in passato, con sotto il tergicristallo il cartello “occasione” (e una volta pensavo lo fosse veramente). Ambedue vengono però sopraffatte da una terza categoria, quella dei demolitori di auto; benché per me siano posti tristissimi – quando vedo quelle macchine impilate mi viene subito da pensare alla gioia di chi andò a ritirarle nuove in concessionaria e al ritorno a casa con tutta la famiglia in festa – non riesco a non rimanere imbambolato quando ne incontro uno; forse perché durante l’infanzia ho sempre sognato di poterci entrare e di scegliere con tutta calma un’auto per poi farmela recapitare in campagna, dove stavano i nonni; l’avrei fatta piazzare su un prato dove sarebbe diventata il mio mezzo di trasporto nel mondo della fantasia, guidandola in giro per il mondo e non solo; sarebbe anche diventata il mio quartier generale e il rifugio prediletto nelle giornate di pioggia; le tasche laterali e il baule si sarebbero trasformati in preziosi ripostigli. In effetti penso che il motivo sia un altro e che sia da ricercare nel mio periodo universitario; si sa, nei film polizieschi, di zombie o di agenti segreti gli sfasciacarrozze sono sempre stati la scena preferita per i regolamenti di conti; e allora, probabilmente, mentre vado alla ricerca di auto dagli anni cinquanta agli anni settanta o di vecchie insegne in latta, in realtà spero di vedere comparire dietro l'angolo qualche mio professore.

lunedì 26 novembre 2018

Lavori in corso

La circonvallazione era piena di buchi come un album di francobolli; una luce guasta emetteva scariche dietro la banchina transitabile; dalla torretta di comando un gruista s'immischiava nei fatti giù in basso; muoveva il capo: bisogna possedere un buon senso dell'umorismo per trovare del ritmo nei martelli pneumatici. I lavoranti non si curavano della polvere negli occhi; erano soltanto bruscolini. Chissà dove è finita la mia scatola del Meccano.

lunedì 19 novembre 2018

Via Aurelia

Nella storia delle mie vacanze al mare la via Aurelia è sempre stata un’indiscussa protagonista; da quando sono diventato vespista a oggi nel suo sinuoso percorso della riviera di levante; negli anni precedenti in uno specifico tratto della riviera di ponente, quello che si vedeva dal terrazzo di casa. Questo perché quando ero bambino l’autostrada lungo la costa si fermava trenta chilometri prima e la lunga fila di auto dei vacanzieri si trasferiva forzatamente sulla strada statale numero uno; succedeva così che, col fratellino, andavo spesso ad appoggiarmi al parapetto del terrazzo per guardarla; i primi anni, quando ancora non ci arrivavamo, si sbirciava tra le sottostanti colonnine. Anche se a sinistra si poteva vedere la stazione ferroviaria e un veloce passaggio di sferraglianti treni e di sotto spuntavano le due pompe del distributore di benzina e il tendone del gelataio, tutta la mia attenzione era rivolta all’affascinante processione di auto, alcune addirittura con roulotte o motoscafo al traino, che lentamente si spostava sul torrido asfalto; la maggior parte aveva targa tedesca e alcuni modelli erano molto difficili da vedere durante il resto dell’anno; se si era fortunati si riusciva a individuare anche qualche fuoriserie. Col fratellino si faceva un gioco; a turno, entro un determinato spazio di tempo, se ne sceglieva una; le conoscevamo tutte; passavamo ore su Quattroruote o sui cataloghi di macchinine. Le prescelte venivano trascritte su un foglio a fare le scuderie personali; poi, alla fine, si cercava un adulto cui farle vedere per chiedergli quale preferisse. La cosa più bella però era un’altra; ogni tanto capitava che qualche bambino ci salutasse attraverso il finestrino abbassato; una volta lo fece anche una bambina; non la scorderò mai.

lunedì 12 novembre 2018

Bonus

Ogni anno, quando si torna dall’ora legale a quella solare, mi sveglio “naturalmente” un’ora prima; cerco di mantenere più a lungo possibile quest’abitudine – a volte riesco a trascinarla anche per due settimane – perché trovo sia impagabile avere una vera e propria ora di bonus in più nella giornata per poter fare, nel silenzio e nella quiete, quel che si vuole; oggi, per esempio, tra le altre cose, ho potuto scrivere questa facezia.

lunedì 5 novembre 2018

Vita da killer

Un umido pomeriggio dell'estate di Good Vibrations un risoluto killer venuto da Chicago scese da una maltrattata berlina scura, asciugandosi il sudore con un gigantesco fazzoletto a pois; con la giacca sotto il braccio attraversò il Sunset Boulevard e si accomodò sotto una palma; vicino a sé teneva una piccola lucida cartella di pelle nera. Quando capì che l'attesa era ormai vana non trovò altro di meglio che dedicarsi a una fastidiosa mosca che continuava a ronzargli intorno; per un po’ la sopportò in silenzio, poi la spiaccicò contro la panchina. Rialzatosi, raggiunse l'auto; mentre metteva in moto era visibilmente nervoso; non gli andava giù di aver fatto un lavoretto, tra l'altro difficile, senza aver beccato neanche qualche svolazzante dollarone.