venerdì 20 aprile 2018

Venerdì

I cani non scodinzolano più nei prati o sull'aia davanti casa; sono saliti negli appartamenti e slittano sulla cera. I pesci rossi non nuotano più nelle vasche dei parchi o nelle fontane dei giardini; sono finiti nei luna park e meditano in tondo sul loro futuro. I gatti non saltano più tra grondaie e camini; sono scesi a terra e girano guardinghi intorno ai rifiuti. Io non sono più sulla sdraio a guardare il cielo; sono in ufficio e leggo sentenze che non mi riguardano. Però domani...

giovedì 12 aprile 2018

Sempre la solita storia

Mi piace stare seduto sotto gli ulivi; se ho voglia posso anche guardare uno scorcio di mare; pazienza se ogni tanto qualche formica si lancia dai rami e precipita sul mio libro; eccone un’altra; non capisco cosa possa trovare d’interessante nella mia storia in mezzo al Deserto Dipinto dove fa più caldo che qua; non le do nemmeno il tempo di leggere una parola; inclino la pagina verso il basso e la aiuto a fare un altro salto; finisce nell'erba; probabile che lì incontri qualche vecchia conoscenza. Mi sporgo a controllare e tendo l'orecchio; non mi sono sbagliato: una cicala, per un attimo, ha smesso di cantare. 

venerdì 30 marzo 2018

Si capisce subito qualcosa

È il mio primo giorno di scuola; il colletto bianco intorno al collo è duro e mi dà fastidio più delle altre novità; i piccoli banchi a posti singoli stanno facendo conoscenza con i loro nuovi ospiti: li dovranno sopportare quattro ore al giorno per nove mesi e il primo impatto può dirla lunga sul tipo di rapporto che verrà instaurato; molti temono di essere scalciati. Oggi alle mamme è eccezionalmente consentito di stare in classe; volto un po' la testa per cercare la mia; lei mi fa segno di guardare avanti e così ritrovo la nuca del compagno che mi dà le spalle: ha una sfumatura spaventosa. Il maestro ha scritto "ape" sulla lavagna; va in ordine e per gradi: prima lettera dell'alfabeto e tre lettere in tutto; dobbiamo riempire una pagina di "ape" e l'iniziale deve essere scritta con la matita rossa; quando ho finito esamino le pareti dell'aula: ci sono appesi cartelli con tutte le lettere dell’alfabeto e disegni abbinati; accidenti, dopo "ape" c'è "banana"! Intuisco cosa ci aspetta domani: già il doppio del lavoro e, per di più, un sacco di gambe da contare.

venerdì 23 marzo 2018

Quelle espressioni un po' così

Non dico parolacce, non le ho mai dette; mi hanno abituato da bambino a non dirle e ora che potrei dirle non le dico; non mi viene da dirle o non mi pare il caso di dirle; non faccio fatica a evitarle e mi sembra meglio così. In certi casi ho provato a dirle anche solo mentalmente, ma non c’è stato alcun effetto degno di nota, neanche un piccolo appagamento. Quindi ho continuato così, a non dirle; e devo aggiungere che non mi piace nemmeno sentirle dire, soprattutto quelle più volgari e gratuite; non stanno per niente bene e spesso connotano chi le dice; mi rendo conto che quest'ultima cosa potrebbe far andare fuori dai gangheri qualcuno.

lunedì 19 marzo 2018

Visioni interrotte

Il tralcio della vite oscilla per un filo d'aria arrivato dal bosco; la foschia avvolge la casa fuori dalla strada maestra; sotto il pergolato l'erpice se ne sta tranquillo insieme agli attrezzi che oziano appoggiati al muro; un bambino più piccolo di me cammina su e giù trascinando con uno spago un carretto pieno di barattoli vuoti: le piccole ruote rimbalzano sul terreno facendone tintinnare il carico; il rumore va e viene come il cappellino bianco che lo accompagna; una fila di formiche si stende dal tronco della vecchia quercia fino a scomparire nel tubo che scende dalla grondaia: stanno andando a fare una visita a sorpresa.
Il cielo grigio interrompe a ritmi regolari ogni mio sguardo; emetto nuvolette di vapore; in giornate brutte come questa forse dovrei smetterla di dondolarmi sull'altalena.


lunedì 5 marzo 2018

Le tredici lune


Stasera in città le auto si trascinano lente. Il vento, non contento di aver sconvolto il mare, si sfoga ora anche su file di panni stesi e signore appena uscite dal parrucchiere. Sull'autobus la gente barcolla, ma non riesce a scrollarsi niente di dosso. Una, due, cento, mille gocce sul parabrezza; le lascio accumulare, poi le spazzo via; mi è sempre piaciuto dar via libera al tergicristallo. I manifesti pubblicitari si inzuppano e si deformano; l'edicolaio si chiude ancora di più nel suo guscio colorato. I pedoni, quando attraversano, sono spesso fuori luogo e senza tempo. 
Lontano un campanile fa il suo dovere; alzo il volume e mi dedico alle tredici lune.

giovedì 22 febbraio 2018

Fine di un viaggio

La mia testa dondola; il bigliettaio indiano con la giacca grigio chiara sale e scende tutto il giorno come il cantiniere dell'osteria italiana, allunga gli occhi e ringrazia. Se gira la manovella e vola verso Las Vegas, quando esce il tagliando è costretto ad atterrare sulla pinta che si farà in serata; adesso è presto: il suo distintivo, se si affaccia sul predellino, scintilla ancora al sole. Passato il ponte sotto la ferrovia mi alzo e premo il campanello; stavolta trilla strano. Scopro di essere veramente arrivato: mia madre apre la porta.