lunedì 18 giugno 2018

Ingredienti vari

Per me d'estate la camicia bianca è come la luce fino a tardi, i gelati, i giri in Vespa, le espadrillas, i concerti all'aperto, il vetro del bicchiere appannato, il libro in lettura, i pantaloni corti color kaki, la finestra aperta e le persiane chiuse, i lamponi, gli occhi verso il cielo; impossibile farne a meno.

lunedì 11 giugno 2018

Due pere

Ciuffi d'erba in mezzo alla strada; sto andando alla fonte. Il sole di mezzogiorno, imparziale, non si concede solo alla vigna e alle zolle; l'ho proprio sulla zucca. Un tafano ha abbandonato la stalla e mi tiene compagnia; non mi lascia in pace mentre sono impegnato a decifrare le strane figure riflesse dal vetro del bottiglione. Dalla curva in fondo alla valle spunta la corriera blu coi sedili rossi e la scaletta per salire sul tetto; sopra, donne coi fazzoletti annodati in testa tengono le loro borse sulle ginocchia; forse qualcuna ha comprato gli amaretti. 
Tiro calci a un sasso; lo porterò fino all'acqua, gli farò cambiar vita. Eccomi arrivato; lo caccio dentro. Una rana, spaventata, balza più in là. Mi siedo a lato della pozza e immergo la bottiglia; la mia mano diventa rossa. Guardo il sasso sul fondo, poi accosto il vetro appannato a una guancia e chiudo gli occhi. Da un albero cascano due pere; tiro fuori il sasso, lo lancio lontano e torno a casa.

lunedì 4 giugno 2018

Non sono coincidenze

Non mi era mai capitato di arrivare alla stazioncina sulla costa di domenica mattina e così presto; l'orologio non segna neanche le sette, come al solito sono in largo anticipo; a piedi ci ho messo solo cinque minuti. Oggi il grigio mi avvolge; il cielo e il mare piatto quasi si confondono, risalta solo il bianco di un gabbiano sul muretto lungo la scogliera. Vicino alla biglietteria automatica scorgo le sagome di due persone che dormono per terra, completamente avvolte da pesanti piumoni; mi stupisco di trovarle lì, credevo certi posti fossero esenti dalla sofferenza e invece no. Vado a sedermi fuori, su una panchina senza schienale. L’altoparlante racconta di treni che vedrò solo sfrecciare e avverte in due lingue di non oltrepassare la linea gialla; mi chiedo come si faccia a dormire con quell’ulteriore disagio, che non smette mai, che va avanti giorno e notte; forse, come accaduto per le effimere vie di fuga, ci si abitua anche a quello. Sotto la tettoia di fronte, lungo il binario opposto, una delle due panchine è occupata; anche lì un’altra persona sta dormendo infagottata; per terra le sue scarpe, a lato una borsa da spesa con rotelle; mi sento circondato dalla disperazione. Dalla galleria alla mia destra, sempre sul lato di fronte, sbuca una signora sudamericana; il tipo di corporatura è inconfondibile. Si rivolge a me da oltre i binari chiedendomi ad alta voce se quello era il marciapiede giusto per andare in città; le rispondo con un tono più basso, quasi a non svegliare chi riposa, che è quello, e poi, aiutandomi coi gesti, l’avverto che se vuole prendere il prossimo treno per la città deve però venire dalla mia parte; bisognerà infatti andare alla prossima stazione verso levante e poi, da lì, prendere quello per il ponente. Afferra subito e la vedo correre verso il sottopassaggio; ecco un’altra persona che in questo giorno di festa ha capito che, a volte, per andare da qualche parte si è costretti ad andare prima nella direzione opposta.

lunedì 28 maggio 2018

Tutti e niente

Possibile che siano finiti tutti qui? È un ingorgo spaventoso: file da ogni parte. I nervi di molti cedono facilmente, specie quelli dei più deboli. C'è chi cerca di mettere ordine urlando, chi minacciando, chi facendo il simpatico; molti passano a vie di fatto; qualcuno si ferisce e, nonostante ciò, certi si stupiscono se a finirci in mezzo siano degli innocenti. Il rischio di brutti incontri è sempre alto; io devo stare attento come gli altri: ho con me due figlie ancora piccole. Mia moglie, incline da sempre all'agitazione, è stranamente calma: mi sembra che riesca ad affrontare la situazione meglio di me. E dire che doveva essere un giorno di vacanza; la prossima volta eviterò di farmi intrappolare: niente giri al campo giochi.

lunedì 21 maggio 2018

Considerazioni in un tratto di via san Vincenzo

Anni fa arrivavo davanti a Disco Club con la Vespa e la parcheggiavo lì davanti, sotto il portico; se pioveva era un ottimo riparo mentre controllavo le novità in vetrina; adesso è complicato arrivarci anche a piedi, bisogna districarsi tra fastidiose barriere metalliche.
Anni fa arrivavo con già in testa il titolo del long playing da comprare; una scelta importante che era frutto di giorni di riflessione, che avevo valutato attentamente perché le occasioni di tornare a casa col sacchetto verde erano poche; ero ben consapevole che l’album l’avrei poi consumato di ascolti, che ne avrei seguito i testi in copertina e che mi sarei anche sforzato di tradurli.
Anni fa sentivo le trasmissioni radiofoniche e piazzavo il microfono del registratore Geloso davanti al Grundig a perpetuare gli incontri Italia-Germania; adesso non giro più manopole, i programmi sono scadenti e trovo difficile sintonizzarmi su qualcosa che emozioni; coi moderni mezzi le scalette le preparo io. 
Oggi, in questa tarda mattinata di un giovedì come tanti, ho lasciato la Vespa a Brignole; adesso sto percorrendo a piedi l’ultimo tratto; dopo qualche passo veloce, accompagnato prima dall'aroma del caffè e poi dalla fragranza della focaccia,  giungo a destinazione; quando apro la porta ed entro in negozio la smetto di angosciarmi col passato perché so che può essere più duro affrontare quel che mi riserva il presente; so bene che basterebbe anche un solo piccolo problema immediato a impensierirmi, tipo che il disco ordinato non sia nello scatolone degli arrivi.

lunedì 14 maggio 2018

Naturalmente



A primavera, quando le piante del terrazzo rifioriscono, mi appaiono le nuove sorprese del vento; in certi vasi, oltre ai vecchi amici, scorgo facce mai viste prima; sono foglie e fiori venuti da chissà dove, forse alcuni dall'Irlanda; anche se so che potrebbero creare grattacapi penso sia meglio dimostrarmi ospitale come la terra e, come lei, lasciar fare alla pioggia e al sole.



martedì 8 maggio 2018

L'utilità del sapere

Il professore sta elencando elementi chimici che non mi invogliano, nemmeno per combinazione; davanti a me le schiene curve delle solite compagne desiderose di bei voti rimbalzano al ritmo degli appunti; ho appena finito di aggiornare la classifica cannonieri del campionato scolastico; adesso sto sfogliando il libro alle pagine sugli insetti; cerco prove per suffragare una mia tesi secondo la quale non c'è nulla di più inutile della vita di una zanzara; sotto il banco il diario è chiuso: ha smesso con le aperture straordinarie da quando ho finito di leggerne i fumetti; il mio vicino di banco sta mangiando biscotti sbriciolando per terra; questa mattina ho già appreso la nozione più importante della giornata; me l'ha data il bidello: oggi si esce tutti un'ora prima.