lunedì 22 ottobre 2018

Cosa mi aspetta?


Il sole del primo ottobre 1963 non può essere che velato; già all’alba un lieve strato di nuvole aveva deciso d’impedirgli di splendere come ieri; sembrava sapesse che oggi è il mio primo giorno di scuola. Compirò sei anni solo a gennaio, ma inizio ugualmente; la segretaria della scuola pubblica che frequenterò ha già avvisato i miei genitori al momento dell’iscrizione che a fine anno dovrò sostenere un esame per l’ammissione alla seconda; sarò l’unico della mia classe.
Il colletto di plastica bianca al collo sembra un giogo; è veramente fastidioso. Il grembiule nero non posso mettermelo da solo; si allaccia da dietro come una camicia di forza. L’unica cosa di cui sono fiero è il mio primo astuccio; me l’ha portato papà alcuni giorni fa, è stata una sorpresa; è verde col risvolto grigio chiaro; si apre con una fibbia con pulsante al centro; una volta aperto si possono ammirare nel suo lato sinistro dodici matite colorate Giotto e in quello destro due matite nere, una stilografica ancora senza cartucce (è per il futuro), un temperino, una gomma da cancellare e un righello, tutti tenuti da elastici su misura. Ogni cosa è nuova, le matite hanno una punta perfetta; ho fatto fatica a non toccare nulla fino a oggi. Ora è nella cartella a zaino con un quaderno a righe, uno a quadretti e un Buondì Motta. Quando ho visto mamma che metteva dentro la merendina non credevo ai miei occhi; non mi compra mai roba del genere. Mi preoccupo un po’; mi sembra quella gentilezza che in passato mi è stata riservata solo quando di fronte ho avuto qualcosa di veramente impegnativo, come le volte che dovevano farmi un’iniezione.

lunedì 15 ottobre 2018

I negozi di dischi

Quand’ero piccolo, ma veramente piccolo, sentivo le mie prime canzoni alla radio, memorizzavo i titoli di quelle che mi piacevano e non li dimenticavo più. Poi, andando in giro tenendo la mano alla mamma, m'incantavo quando trovavo negozi con in vetrina le copertine dei 45 giri; spesso riuscivo a dare un volto a interpreti sconosciuti. Li trovavo nei posti più impensati; al mare, per esempio, erano esposti dal fotografo, in campagna dall'elettricista. Ricordo ancora quando nella letterina di Natale inclusi per la prima volta dei 45 giri (erano Get Back, Paranoid, Green River e Black Night e li ho ancora); non avevo nemmeno il mangiadischi e dovevo sentirli nello stereo a mobiletto che in casa era adibito alla sola musica classica; spostare la levetta da 33 a 45 era una mia esclusiva e le prime volte era un po’ dura. Poi venne il tempo degli LP e tutto cambiò; entravo nei negozi da solo; non mi limitavo più a chiedere un titolo, ma cominciavo autonomamente a scartabellare negli espositori, passando, nel tempo, dalle copertine semplici con la busta interna agli album che si aprivano coi testi in bella vista. 
Adesso della musica si può disporre facilmente, in tanti modi; la sua offerta è aumentata a dismisura;  molte cose sono cambiate, solo una è rimasta immutata nel tempo: il piacere di entrare in un negozio di dischi. Quando sono nel mio preferito o in un altro scoperto per caso in altre città o all'estero, mi sembra di trovami in un posto magico; se poi riesco a individuare qualcosa da portare con me esco con la stessa sensazione che non mi ha mai abbandonato dal giorno che, tredicenne, sono tornato a casa con il primo 33 giri della mia vita in mano: sapere che nella stanza dove sentirò la musica ci sarà una nuova navicella spaziale che mi porterà lontano dal pianeta terra. 

lunedì 8 ottobre 2018

Canada

Il flusso del grande fiume talvolta riesce a risciacquare qualche inquietudine; sulla riva una giubba rossa un po’ sbiadita sta provando a scorgere tra le ombre i riflessi della città. Le masse d'acqua separatesi sotto le arcate del vecchio ponte celebrano il loro ricongiungimento scambiandosi spruzzate sulle spalle; in mezzo, su una chiatta che risale la corrente, un volatile pigro sbadiglia sbattendo le ali e gli scaricatori, sudato un pomeriggio a trattar ferraglie, discutono del loro affare scambiandosi l'accendino. I polmoni appoggiati ai parapetti degli argini ostentano una buona capacità di recupero; buon per loro, le giovani esploratrici continuano a perdersi nei boschi.

lunedì 1 ottobre 2018

Intervallo sfruttato

Libri, quaderni e astuccio sballottano nella cartella a zaino mentre salto in una volta gli ultimi tre scalini in fondo al viale; il grembiule nero mi arriva alle ginocchia e copre i calzoni; la calza destra ha l'elastico mollo e comincia a scendere. Al semaforo controllo di avere sempre in tasca le cento lire; appena attraversato ne faccio fuori cinquanta comprando all'edicola cinque pacchetti di figurine dei calciatori; il resto parte al bar all'angolo per una piccola stecca di cioccolato fondente. Cammino verso la scuola sapendo bene che tra due minuti avrò già ingoiato tutta la merenda e che all'intervallo resterò senza, ma non mi preoccupo; nella tasca sinistra ho più di cento doppie da scambiare.  

lunedì 24 settembre 2018

Soffitti

Stanotte il traffico non è più intenso del solito e le ombre delle persiane si allungano e si restringono sugli stucchi del soffitto con normale frequenza; la strada sotto casa, a senso unico, fa sì che le sciabolate non si incrocino. Sdraiato sul letto, ascolto un po’ di musica; batto il tempo con un piede; uno squillo di tromba mi arriva dritto al fegato; sbatto gli occhi: nella tenda da campo in mezzo al fango anche i miei commilitoni si sono svegliati; l'esercitazione continua; il soffitto è floscio dalla pioggia.

lunedì 17 settembre 2018

C'era una volta il western

Da bambino i film western mi piacevano molto; ogni estate, quando mi rivedevo coi cugini in campagna, ci raccontavamo quelli visti durante l'anno, ricordandoci a vicenda un sacco di particolari: frecce implacabili, duelli impari, imboscate, sparatorie nella polvere, cattivi coi baffi, apprensive fanciulle, carovane di gente sprovveduta e salti da cavalli in corsa; poi li abbandonai, ripromettendomi di rivederli tutti, da John Ford a Sergio Leone, una volta che avessi avuto i miei figli e già allora immaginando il loro entusiasmo; ebbene, in tanti anni, le mie due non ne hanno mai voluto vedere uno, nemmeno "Ombre rosse"; un vero e proprio assalto alla negligenza.

lunedì 10 settembre 2018

Quando si segue un esempio (a piedi)

Ho un amico d’infanzia, parlo dei tempi delle biciclette da cross, che vive in montagna; ora è guida alpina e maestro di sci; ci vedevamo solo d’estate e, sembra incredibile, in tanti anni non abbiamo mai avuto l’occasione di camminare insieme nei boschi della valle. Le gite, quando costretto, però le facevo; nello zaino in spalla c’erano i panini della mamma, talmente fantastica che quando li preparava li fasciava con la carta e scriveva sopra per chi erano secondo i gusti d’ognuno, la borraccia da rabboccare a ogni fontana che si incontrava, una tavoletta di cioccolato fondente, eh sì svizzero, e la giacca a vento per gli imprevisti facili da prevedere. 
L’altro giorno, dopo tanto, ci siamo rivisti e, finalmente, seppure per un breve tratto, sono salito con lui; procedeva con le mani dietro la schiena, con passo costante, guardando in basso. Vedevo che ogni tanto si chinava a prendere qualcosa; scoprii subito che erano cartacce o altri rifiuti lasciati da turisti della domenica, per non dir di più; rimasi piacevolmente colpito; si curava del bosco come fosse casa propria; un po’ come quando noi, dopo una visita di amici, girando per le stanze, rimettiamo a posto raccogliendo i resti della serata rimasti sparsi qua e là e vogliamo che tutto torni come prima.