martedì 9 gennaio 2018

Parole stagionali

Ci sono parole che, non so perché, mi sono istintivamente antipatiche; non mi piace né il loro suono né vederle scritte da qualche parte; spesso dubito anche che esistano realmente; ogni tanto saltano fuori. Mi accorgo che è un fatto personale; agli altri scivolano via tranquillamente, a me danno fastidio; alcune per tutto l’anno, altre, per fortuna, solo stagionalmente. Adesso sono alle prese con una invernale;  non mi resta quindi che far passare tre mesi, poi sparirà la neve e tornerà il sole e sparirà anche lei. Non la sentirò più da gente con il berretto di lana o non ne leggerò più in resoconti da rifugi montani; bye bye “ciaspolata”.

lunedì 8 gennaio 2018

Colonna sonora incompresa

Bisogna manifestare una certa noncuranza per perdersi l'osservazione dei cangianti grattacieli e non accorgersi di come le immagini schizzino prima di essere divorate da vetri intaccati di grigio; si potrebbe rimediare esplorando le cadenzate serie di saracinesche che fuggono in tutte le direzioni o andando a spasso per gli angoli del quartiere dove i focolari domestici sono fornelli a gas. Un lampo si schianta nel cortile ed un mughetto estirpato fa le storie se in sottofondo si ascolta una rapsodia.


domenica 24 dicembre 2017

Notte di vigilia


⭐️
Una
piccola luce 
viene dalla stalla 
del presepe; mamma
 ci ha dato il permesso di 
lasciarla accesa tutta la notte;
 il resto della camera è al buio; il 
fratellino, al piano di sotto del letto 
castello, già dorme; stanotte verrà Gesù 
Bambino; io cerco di stare sveglio; spero di 
sentire un rombo di motori; ho chiesto 
un'autopista.

mercoledì 13 dicembre 2017

Quando i Natali vanno per aria


Quasi tutti hanno una canzone di Natale che sentono più loro, che tirano fuori per la festa come fosse pandoro o spumante; la mia, stranamente, non risale all’infanzia; la incontrai che ero intorno ai venticinque anni e anche per caso; era una domenica di dicembre e mi capitò di vedere in tv, a un’ora per me insolita, tipo le due del pomeriggio, un cartone animato che raccontava di un bambino e di un pupazzo di neve suo amico; le immagini erano magnifiche, sembravano disegni a pastello in movimento; a un certo punto il giovane protagonista, era la sera della vigilia, con indosso solo una vestaglia sopra il pigiama a righe, iniziava un fantastico volo notturno sull'innevata campagna inglese condotto per mano dal candido compagno; e, contemporaneamente, partiva una canzone: "We're walking in the air, We're floating in the moonlit sky, The people far below are sleeping as we fly...". Ebbi immediatamente una di quelle percezioni che allora chiamavo “da futuro padre”: quel cartone e quella canzone, lo sapevo, mi sarebbero tornati puntuali in mente e li avrei condivisi con chi di meglio non avrei potuto. E così è stato. Per svariati Natali, eravamo in epoca vhs, io e le mie figlie abbiamo visto la cassetta di quella storia, e ogni volta aspettando con ansia l’arrivo di quella canzone, il momento più bello e magico.
Adesso loro sono cresciute, il videoregistratore non si usa più e il cartone animato non lo si vede da parecchio tempo; poco importa, ho altri presentimenti; e riguardano un'altra generazione; insomma, quella canzone, la mia canzone di Natale, durava pochi minuti; in realtà dura ancora adesso e, forse, tornerà.

giovedì 7 dicembre 2017

Finestra aperta e persiane chiuse

La zanzariera sopra il letto lasciava passare le voci che dal marciapiede, subito oltre la finestra aperta, raggiungevano il mio orecchio destro, quello non appoggiato al cuscino; era solo qualche parola che svaniva rapidamente come arrivava. Anche quella sera mi rendevo conto che c'erano bambini della mia età ancora in giro nonostante la tarda ora; andavano e venivano dalla gelateria accanto; al loro ritorno non li sentivo, dovevano essere troppo occupati a impiastricciarsi col cono; ogni tanto uno dei treni che filavano lungo la litoranea, senza curarsi delle stazioncine di paese, sommergeva l'incessante viavai di sandali dai tacchi alti; fuori, l'estate notturna viveva contenta grazie al passeggio serale, suo complice, che aveva nuovamente ingannato tutti con la sua falsa sensazione di fresco. Mi deliziavo al pensiero che per la festa dell'Assunzione sarei potuto restare alzato anch'io; mi avevano promesso di portarmi a vedere i fuochi d'artificio dalla spiaggia; facevo progetti su come utilizzare quell'occasione; dovevo sfruttarla al meglio, tenendo gli occhi bene aperti, altrimenti le ombre che vedevo sfilare dietro le persiane sarebbero rimaste un mistero chissà ancora per quanto. 



venerdì 1 dicembre 2017

Luci e ombre su segnali acustici

Durante il periodo scolastico alle sette di ogni mattina feriale squilla la sveglia; un suono classico, un semplice ed ossessivo driin driin. Non la teniamo sul comodino, ma in bagno; così ci costringe ad alzarci, o meglio, costringe mia moglie ad alzarsi: il caso vuole che sia lei quella con il lato del letto più vicino alla porta. In camera non accendiamo lampadine; un altro trauma, stavolta visivo, sarebbe troppo; il chiarore che dai lampioni della strada filtra attraverso la finestra verso la fine del corridoio è sufficiente a trovare la strada quando si scende dal letto. Io metto gli occhiali e mi alzo a ruota, inquadrando la porta senza difficoltà. Faccio poi tre passi a sinistra verso l’altro bagno e inizio a prepararmi, facendo tutto per gradi; prima nella semioscurità, poi con la luce leggera aggrappata al soffitto e infine, per farmi la barba, con la luce più intensa dei faretti sopra lo specchio. Anche in cucina, dove si sta preparando la colazione, il buio lo si abbandona poco a poco; per mettere su il caffè è sufficiente la piccola lampada a stilo vicino alla piastra; il suo alone simil presepe sparisce solo quando arrivano le due figlie per sedersi a tavola; a quel punto, nell’angolo più scuro, ci sono anch’io; sappiamo bene tutti e tre che sta per arrivare un momento duro da affrontare, inutile cercare di far finta di nulla; la consorte è la sola che continua a divertirsi; guarda soddisfatta il tostapane Disney che usiamo da anni e aspetta l’evento; è che, quando le fette sono pronte e saltano su, nell’aria, oltre al profumo di pane tostato, si diffonde la Marcia di Topolino! Una canzoncina che da bambino fischiettavo tutto allegro davanti alla tv in bianco e nero si è trasformata in una manciata di note metalliche che scandiscono inesorabilmente l’avvicinarsi della seconda scadenza di ogni inizio giornata: tra un po’ si esce. Passati i sorrisini dei primi giorni ora non la sopporto proprio più e, niente da fare, nemmeno un velo di marmellata di fragole riesce ad addolcirmi.

giovedì 23 novembre 2017

Il vento tra me e me

La Riviera è bendisposta con il vento, gli lascia fare qualsiasi cosa; le strade che la costeggiano salgono e scendono cercando qualche tratto piano per prender fiato; chiedete ai freni della mia Vespa. 
Questo pomeriggio col sole che viene e che va, mentre sto seduto sulla sella mezza sfondata a scrutare l'alternarsi del colore del mare, ogni folata devìa i miei pensieri; è già qualcosa, ma non basta; vorrei li facesse anche volare via.